Premio letterario per infermieri e operatori sanitari
Posted by giulianabalzano | Filed under Vita
Il tuo dolore è il dolore di tutti
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La nebbia
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
Ci sono momenti nella vita che la canzone di un amico, la sua chitarra e la sua armonica arrivano al momento giusto. E ti ci ancori a quella canzone perché ne hai bisogno. Almeno lo è per me. E te la canti e te la canti e te la canti…
Grazie Dott. Michele Mari.
Il resto lo farà il tempo perché la vita è sempre e solo una questione di tempo. Vale per tutti che ci piaccia o no.
LA NEBBIA ascolta il brano
Tu che passi da queste parti
Non pensare alla nebbia
Non pensare che copra tutto
E non avere paura
Noi che qui dentro ci abitiamo
Sappiamo cosa c’è sotto
Noi che la mangiamo ogni giorno
La sappiamo a memoria
E non credere che sia nuova
Ne abbiamo viste di peggio
E non dire che non ci si vede
Qui non ci si vede mai
Noi che qui dentro ci abitiamo
Sappiamo leggerci in mezzo
Noi la portiamo sul volto
Come una vecchia ferita
Tu che passi da queste parti
Non dire che non vedi le stelle
Non c’è bisogno di vederle
E le stelle non servono a nulla
Noi che qui dentro ci abitiamo
Sappiamo lo stesso dove sono
e abbiamo pian piano imparato
a bucare il grigio col dito
e abbiamo pian piano imparato
a bucare il grigio col dito
Testo, musica, chitarra, armonica: Michele Mari
Voce: Giuliana Balzano
Quando cambia il tempo
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
QUANDO CAMBIA IL TEMPO ascolta il brano
E forse troverò un guado allo scorrere del tempo
per adesso risalgo la riva verso la sorgente
del fiume che mi ha di nascosto portato a valle
e nel lungo cammino sui sassi delle sponde
ogni tanto ripenso ai quadri che ho visto
e ancora ricordo così tante sale dopo
e ancora ricordo così tante sale dopo.
Come vedi mi nascondo dietro a qualche tipo di barba
ma ho ancora il coraggio di cantare canzoni diverse
come vedi ho paura a rischiare parole per te
e non tengo più il conto delle ore perse
come vedi è bello anche seduti su una panchina
a raccontarci il nulla che ci tiene tranquilli
a raccontarci il nulla che ci tiene tranquilli.
Come sai non sono cambiato molto da allora
ma cerco le viste dall’alto e le salite
così mi sono costruito questo cielo di carta di vetro
e non ho più paura dei rumori che questa casa fa di notte
ma quando cambia il tempo non riesco mai a dormire
e non capisco mai se ci sei ancora
e non capisco mai se ci sei ancora.
Testo, musica, chitarra, armonica e voce: Michele Mari
Seconda voce: Giuliana Balzano
Mi faccio pena io
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
Ho partecipato al concorso “NOTE SCORDATE” : 1° CONCORSO PER LA COMPOSIZIONE DI UN BRANO MUSICALE DEDICATO AL RUOLO DELLA DONNA NEL MONDO DEL LAVORO TRA SICUREZZA E INFORTUNI.
Ecco sono questi i concorsi musicali che si dovrebbero fare, perché la musica è pensiero, lotta, condivisioni di ideali… non è quella macchina che si chiama televisione, che riempe la testa della gente di cose che con la vita vera non hanno niente a che fare.
MI FACCIO PENA IO ascolta il brano
Non è mai il momento
ma quello arriva prima o poi,
se tu credi al destino
c’è un momento per tutti noi.
E fra i tanti momenti
va a capitarti il peggiore,
che ne sarà di te ora
e di tutto il tuo amore.
Ci vuole coraggio
a scoprirti le braccia ragazza mia,
tu parli confusa io sto zitta
e così sia.
E fra le tante pazienti
va a capitarmi la peggiore,
bastava un fine turno
non avrei visto questo orrore.
Mi faccio pena io
per non saperti dire una parola,
mi faccio pena io
sto bella, buona, zitta e sicura,
sicura di far io
la parte più penosa della scena,
mi faccio pena io
per non saperti dire
una parola, una parola, una parola.
Ti guardo e mi chiedo
se la ferita tua più grossa
ha lo stesso peso
di quella maledetta pressa.
E se senza le mani
batterai lo stesso il tempo,
il tempo della tua vita
che ora scorre lento.
Mi faccio pena io
per non saperti dire una parola,
mi faccio pena io
sto bella, buona, zitta e sicura,
sicura di far io
la parte più penosa della scena
mi faccio pena io
per non saperti dire
una parola, una parola, una parola…
… incidente sul lavoro
scriveranno sui giornali,
un infortunio sul lavoro,
incidenti quasi normali,
quasi normali, quasi normali.
Mi chiedi che ne sarà,
che ne sarà di te domani,
io senza parole
e tu senza mani…
Testo, musica, chitarra e voce: Giuliana Balzano
Il sogno di libertà
Posted by giulianabalzano | Filed under Vita
Finalmente ho rivisto me stessa riflessa nello specchio. Pensavo di essermi persa e invece eccomi qua. Un sospiro di sollievo. Anno faticoso questo 2009 ma siamo alla fine e spero come sempre io spero. Però è stato anche un anno di piacevoli sorprese. Ho ritrovato compagni di scuola, amici che non vedevo da più di vent’anni, sono entrati nella mia vita amici nuovi, mi sono laureata e tra quattro mesi diventerò zia di due gemelle. Ma che voglio di più?
Vi faccio i miei auguri lasciandovi alcune righe tratte da un mio “lavoro in corso”.
“Elisa salì le scale del padiglione e incontrò Serena che le disse che Piero era morto da pochi minuti. “Bene era ora”, esclamò “Dì a Suor Graziana che ritarderò”. Arrivò davanti alla porta della camera di Piero, entrò e sia avvicinò al letto. Piero dormiva serenamente senza respirare. Elisa sorrise e si sedette vicino a lui. Gli tornarono in mente i loro discorsi; Piero le aveva insegnato una cosa importante: la vita, la nostra vita non è niente se non viviamo quei sogni di libertà che abbiamo nel cuore. Si alzò e andò verso il comodino dove c’era la foto che ritraeva Piero su un palco con un libro in mano; intorno a lui tanti bambini in cerchio che ascoltavano rapiti la sua lettura. Prese la foto in mano, chiuse gli occhi e subito li riaprì. Scosse la testa: Piero in quella foto respirava.”
Come molti di voi sanno ho subito un infortunio ma nonostante tutto sono riuscita a fare quello che dovevo fare, cioè prendere la chitarra e cantare. Io ogni tanto devo tediare un po’ di gente se no non sono contenta!
La canzone che ho scelto per i miei auguri piaceva molto a Piero e credo che in questo momento dovrebbe essere l’inno di quegli italiani che come me credono che l’Italia debba essere un paese libero, un paese governato da gente di buon senso che ha nel cuore il nostro sogno di libertà.
Con affetto e stima per quelli che passeranno di qui.
Auguro a tutti un buon Natale e uno strepitoso anno nuovo.
A Barbara: e intanto la neve scende scende scende… Per quello che tu sai, per quello che io so.
Risentire la tua voce e ritrovarti è stato rivivere uno di quei tanti sogni che ho avuto nel cuore: la libertà di essere stata ragazza. Speriamo che le nostre figlie possano vivere quello che noi abbiamo già vissuto… per quello che tu sai, per quello che io so.
Pazientemente,
Giuliana
VENDERO’ ascolta il brano
( testo Eugenio Bennato; musica Edoardo Bennato)
Guarda, ti capisco
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
Maria chiamò Carla al telefono e le disse: “Scusa se ti disturbo ma ho bisogno di parlarti. Io sto male”. Carla capii subito dal tono della voce che alla sua amica stava capitando qualcosa che le provocava una certa angoscia. Non esitò e le rispose. “Se vuoi anche adesso, io posso stare al telefono, non ho molte cose da fare stamane”. “No”, rispose Maria, “Ora no, ti prego possiamo vederci stasera?”. Carla non ci pensò sù neanche un attimo e disse: “Certo, solito locale o vuoi fare due passi anche se fuori fa un freddo cane?”. “No, solito posto e solita birra, grazie sei un’amica”, rispose frettolosamente Maria.
Carla e Maria erano amiche da molto tempo, diverse ma nello stesso tempo uguali, della stessa età, con gioie e dolori nei rispettivi cuori. Non si vedevano e non si sentivano spesso ma sapevamo di poter contare l’una sull’altra. Ogni due o tre mesi si ritrovavano a bere una birra nello stesso locale per scambiarsi confidenze e per sfogarsi un po’ come due vere amiche sanno e dovrebbero saper fare. Questa consuetudine durava oramai da più di quindici anni. Si ritrovarono così in quella stessa birreria il cui gestore oramai le trattava come clienti affezionate e spesso la seconda birra la offriva lui. Carla era già seduta al tavolo insieme alle due birre quando Maria arrivò. Era un mese che non si vedevano e Carla trovò Maria dimagrita e provata e le assalì il dubbio che l’angoscia dell’amica fosse dovuta ad una malattia o qualcosa di simile di cui lei non era ancora a conoscenza.
Maria diede una rapida occhiata al locale, vide Carla e raggiunse il suo tavolo. Si tolse il giubbotto e la sua solita sciarpa rossa oramai consumata. Era agitatissima. Fuori faceva veramente tanto freddo, nel locale invece fin troppo caldo e quello sbalzo di temperatura fece sì che le guance di Maria diventassero rosse. Carla accennò un sorriso e disse all’amica: “Meno male che le guance ti sono diventate rosse almeno quel pallore che hai sul viso fa meno impressione. Sei così pallida, sei dimagrita, non stai bene? Calmati dai, fai un respiro profondo che sei così agitata che rischi di sentirti male”. Così dicendole, si alzò, l’abbracciò, si sedettero e si strinsero le mani. Maria iniziò il suo sfogo: “Senti Carla ti è mai capitato di volere fare una cosa ma di non sapere se è giusto farla? Di aver paura, una fottuta paura di farla?”. Carla guardava Maria incredula, perché la sua amica aveva sempre avute le idee molto chiare e soprattutto bene ordinate. “Che cosa le starà capitando?”, si chiese fra sé e sè. Maria percepì questa incredulità da parte di Carla e proseguì: “Lo so che non capisci. Insomma ti è mai capitato di volere fare una cosa ma avere paura di quello che potrà essere il dopo, del giudizio degli altri, di quello che potrà dire tuo padre, tua madre, tuo figlio, il tuo compagno, tuo fratello, il tuo vicino di casa, un tuo collega, tuo cugino…?”. Carla interruppe Maria un po’ bruscamente e molto concitatamente le disse: “Oh, ma sei impazzita! Ma ti calmi? E ci manca pure che tiri fuori il tuo medico, il tuo farmacista, il tuo parrucchiere, il sindaco, l’idraulico. Non ti ho ancora sentito parlare di te stessa. Non mi importa che cosa vorresti ma che hai paura di fare, mi importa sapere cosa pensi tu, come ti giudichi tu. Solo di te stessa devi temere. Gli altri non contano. Ma che ti sta succedendo amica mia? Dove è finita la tua determinazione, il tuo coraggio e…”. Si fermò un attimo, si accorse di avere usato un tono un po’ brusco e poi aggiunse ma questa volta con un tono più pacato: “…e la tua bellezza?”.
Maria prese il bicchiere e bevve la birra tutta di un fiato, si asciugò la bocca con la mano e affermò, sfoderando quel bel sorriso che aveva: “Non è proprio da signora”. Le due amiche scoppiarono a ridere e parlarono, parlarono finché il gestore del locale gentilmente disse loro: “Scusate belle figliuole ma io devo chiudere”.
Erano le due di notte, uscirono dal locale, si abbracciarono, si salutarono e tornarono a casa dandosi appuntamento ad una prossima volta, come sempre del resto facevano.
“E’ davvero tardi, chissà cosa diranno i vicini se disgraziatamente mi vedranno rientrare a casa a quest’ora o peggio ancora se mi vedrà uno delle tante pettegole e maligne del quartiere…”, pensava fra sé e sé Maria. In strada regnava il silenzio che quasi i pensieri tristi e colmi di paura di Maria, dovuti a quella tremenda tragedia che da ragazza l’aveva colpita cambiandole e limitandole la vita, si potevano sentire. Maria entrò in casa si tolse le scarpe e andò scalza in camera da letto, prese senza far alcun rumore il pigiama, andò in bagno, si spogliò e lo indossò, si lavò i denti, la faccia e si guardò allo specchio ed è vero era pallida e dimagrita. Aveva freddo ed era stanca, molto stanca. Uscì dal bagno, ritornò in camera da letto e si infilò sotto le coperte, appoggiò la testa sul cuscino e si accorse che su questo c’era un foglio. Stupita lo prese in mano e ritornò velocemente in bagno. Accese la luce dello specchio e si mise a leggere. Era una lettera non firmata che iniziava così:
GUARDA TI CAPISCO ascolta il brano
Stai ancora cercando il modo
di poter sciogliere quel nodo
stretto da un grave pensiero
persistente ma nato leggero,
da un’idea spontanea, divertente,
tanto normale quanto innocente.
Ti dici “Vorrei ma non posso.”
Il dubbio però resta grosso
e pensi
“Non devo, ma potrei, non sembra giusto, ma lo farei”
Ti perdi valutando l’opportunità,
ma quanto è poca la tua libertà.
Io troppe volte ho perso il giusto istante
persone, emozioni ne ho mancate tante.
Mi chiedo quanto sia leggero un rimorso,
questo è un incidente che non m’è incorso
il peso dei rimpianti ti schiaccia ed io lo so;
io lo ricordo e temo che mai lo scorderò.
Forse aspetti un minimo segnale,
come una parola, un gesto banale
e cambierebbe la tua situazione
già corrosa da questa emozione.
Quanto sarebbe lo scostamento
dalla tua vita di questo momento?
Speri che la distrazione duri poco
che si risolva nel lampo di un gioco,
senza un altro nuovo appuntamento
e senza alcun limite l’allontanamento.
Allo stesso tempo ti attrae e spaventa,
l’ipotesi che invece duri ti sgomenta.
Io troppe volte ho perso il giusto istante
persone, emozioni ne ho mancate tante.
Mi chiedo quanto sia leggero un rimorso,
questo è un incidente che non m’è incorso
il peso dei rimpianti ti schiaccia ed io lo so;
io lo ricordo e temo che mai lo scorderò.
Devi scegliere e dar fine all’incertezza
ed il male minore è l’unica salvezza,
ogni minuto sarà buono per fermarsi
ma tristi gli anni passati a lamentarsi
Datti giusta discrezione e complicità
e goditi al meglio questa possibilità.
Alla fine non raccontarmi come è andata,
non dovrei neppure sapere che è iniziata,
quanto ti è piaciuto soltanto tu saprai
diverrà uno dei segreti che custodirai.
Non ci sarà giudizio non avrai valutazione
solo un ricordo che darà soddisfazione.
Io troppe volte ho perso il giusto istante
persone, emozioni ne ho mancate tante.
Mi chiedo quanto sia leggero un rimorso,
questo è un incidente che non m’è incorso,
il peso dei rimpianti ti schiaccia ed io lo so;
io lo ricordo, lo ricordo perché tanti ne ho.
(testo e musica Giuliana Balzano)
Dopo all’incirca un mese e mezzo Maria chiamò Carla al telefono e le disse : “Ehilà come va?” “Come stai tu semmai?” rispose Carla. “Io sto bene, sono tornata”, rispose Maria. “Tornata? Perché eri partita e per dove?”, le chiese Carla. “No, ma sono tornata ugualmente. Ora però non ho molto tempo per parlare, dimmi, quando è che ci possiamo vedere al solito posto davanti alla solita birra?”. Carla ci pensò un attimo e disse : “Stasera va bene?”. “Sì a dopo, ciao ciao” rispose Maria, chiudendo la chiamata. Carla guardò il telefono alzò gli occhi al cielo, scosse la testa e pensò a voce alta: “La mia amica è tutta matta!”.
Cara Carla,
la tua amica non è matta. E’ tornata da se stessa, è tornata ad essere bella, è ingrassata e quel pallore che ti faceva così impressione non ricopre più il suo viso. Ha smesso di aver paura degli altri, ha smesso di ascoltare tutti quei consigli e tutti quei giudizi. Giudizi che non teme più. Ha smesso di imitare gli altri. Ha smesso di credere che gli altri sono migliori di lei.
Non ti dirà mai se quella cosa che aveva così paura di fare l’ha fatta o meno e del resto tu mai glielo chiederai. Perché non ha importanza cosa fosse, tu lo sai benissimo. Chissà forse l’ha fatta quella cosa o forse no o forse ancora ha fatto credere a tutti di averla fatta perché potesse finalmente macchiarsi di qualche colpa anche lei. Perché potesse anche lei vantarsi di avere qualche rimorso e nessun rimpianto e finalmente far tacere tutti. La verità né te e né agli altri la saprete mai. Forse verrà giudicata per tutti i suoi strani atteggiamenti perché giudicare è sempre facile, inventare ancora di più. Ma qualsiasi sia la verità è la verità di Maria, una verità che nasconde un dolore che solo Maria sa che solo Maria prova. Maria non è di questo mondo, non è per questa gente e non cercherà più di adeguarsi alla triste quotidianità.
Maria sta bene, non preoccuparti, è tornata, è a casa da dove non farà più uscire il suo cuore: in questa vita e per questa vita ha già sofferto troppo. Ora può solo sorridere.
Sbrigati Carla che Maria è a quel tavolo bella come il sole, davanti a quella birra con il suo sorriso che ti aspetta.
Con affetto Airam Ideromal
Incipit vita nova
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
Ce l’ho fatta, dopo anni di corteggiamento artistico, dopo averlo riempito di complimenti, avergli fatto pubblicità positiva, avergli fatto vincere un premio alla cultura e avergli riempito la pancia di focaccia, è diventato il mio autore di canzoni.
Ora io me ne sto comoda comoda, leggo, mi curo l’orto, ogni tanto vado a lavorare, ogni tanto pulisco casa e dormo… dormo… dormo. E quando lui ha scritto, tira un fischio e io mi metto a cantare.
Ce l’ho fatta ebbene sì!!! Oh, io sono una signora e le vere signore si riposano e fanno lavorare gli altri.
Ora mi faccio seria e vi dico che Michele (http://www.lattadelbardo.it/) è un ragazzo straordinario per tanti versi e sarà un ottimo insegnante se gli permetteranno di farlo. Io glielo auguro di tutto cuore.
Incipit vita nova è un testo che mi ha colpito per la sua semplicità e perchè quello che dice è davvero la mia vita che per sfortunate cause ultimamente avevo perso un po’ di vista.
E quindi posso solo ringraziare Michele e dirgli di continuare a scrivere .
I miei ringraziamenti più grandi vanno, però, a sua madre per aver cucinato i capunsei.
INCIPIT VITA NOVA ascolta il brano
Ecco la mia vita
Distillata con pazienza
Dai giorni di sconfitta
Saldatasi col sangue
Sopra ogni ferita
Cresciuta col suo ritmo lento
Cantata su un’aria maggiore
Nascosta sotto l’inganno
Dei troppi sorrisi in bocca
Ecco la mia vita
Iniziata con pazienza
Ad ogni alba diversa
Con incrollabile costanza
Nel chinare la testa
Persa a guardare più lontano
Di quello che si poteva vedere
Istruita a star calma
Ma abituata a sognare
Ecco la mia vita
Che ha sconfitto la noia
Anche nel silenzio
Giocata sui versi
Costruita in salita
Che impara ogni giorno il tuo viso
E che si contenta di un bacio
Grata di non essere mai
Vissuta per sé
Testo e musica: Michele Mari
Voce e chitarra: Giuliana Balzano
Come la marea
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
COME LA MAREA ascolta il brano
Io sono l’aria, il fuoco, il vento, io sono il sale,
i tuoi sogni sospesi, le tue lacrime amare,
il tuo viso allo specchio, la tua rosa senza spine,
onde perse di parole, desiderio senza fine.
Sono l’ombra che si allunga, mentre il giorno va a finire,
sono pioggia fitta e fredda che fa breccia nel tuo cuore,
i tuoi pensieri come stelle in una notte senza luna,
fiori sparsi per la strada, aspettando la fortuna, la fortuna.
E tu mi avvolgerai, tu mi bagnerai
come la marea
e sarà bellissimo.
E io ti accoglierò, poi ti farò mia,
anche se sarà solo per un attimo.
E tu mi avvolgerai, tu mi bagnerai
come la marea
e sarà dolcissimo.
Anche se lo sai, che non puoi restare,
la marea risale, la rivuole il mare.
Io sono nebbia che nasconde, sono lama della spada,
sono arco, sono freccia, sono goccia di rugiada,
sono il ladro dei tuoi sogni, il tuo segreto trasparente,
sono un lampo, sono luce che risveglia la tua mente.
Sono valigia di cartone, il profumo del pane,
una cornice appesa a un muro,
un raggio dentro il cielo nero,
confusione e silenzio, solitudine e gente,
il tuo sorriso disarmante,
io sono tutto e sono niente, sono niente.
E tu mi avvolgerai, tu mi bagnerai
come la marea
e sarà bellissimo.
E io ti accoglierò, poi ti farò mia,
anche se sarà solo per un attimo.
E tu mi avvolgerai, tu mi bagnerai
come la marea
e sarà dolcissimo.
Anche se lo sai, che non puoi restare,
la marea risale, la rivuole il mare.
E tu mi avvolgerai, tu mi bagnerai
come la marea
e sarà dolcissimo.
Anche se lo sai, che non puoi restare,
la marea risale, la rivuole il mare,
ritorna nel suo mare,
la rivuole il mare,
la marea risale, la rivuole il mare.
(Testo: Pierre Gaido; Musica: Giuliana Balzano)
Nodi
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
Capita di ricordare, come capita che una strada, un volto, un sorriso, un profumo, una voce ci riporti a rivivere momenti già vissuti. E capita di risentire le stesse emozioni, lo stesso buco allo stomaco, quel battito in più che accelera il cuore… capita eccome se capita. Perché la vita non è solo presente o solo futuro ma è anche passato. E’ tutto ciò che ci ha fatto star bene e che ci ha fatto star male. Non bisogna sfuggire dai ricordi ma semplicemente “ricordarli” per farne tesoro.
Nulla capita per caso nella nostra vita e a volte il passato ritorna per farci capire quello che veramente è stato, per renderci più grandi, più forti o per trasformarsi in qualcosa di più bello o semplicemente per concludersi e non lasciare traccia e per non essere una parola non detta. Per ora e fortunatamente il futuro non possiamo conoscerlo in anticipo.
Questa canzone è dedicata ad una persona di cui non ho bisogno di fare il nome perché quando capiterà di qua si riconoscerà benissimo. E’ una persona speciale che è entrata tempo fa nei miei affetti più veri e profondi e dai quali non ho nessuna intenzione di fare uscire. Una persona a cui sarò grata per sempre per quello che mi ha dato e perché senza di lei non avrei mai avuto la possibilità di scrivere e cantare questa quattro righe di canzone che in fondo è per ora la prima e unica canzone d’amore che io abbia mai scritto.
NODI ascolta il brano
Avresti dovuto allontanarti come un’ombra nella sera
Come un’orma nella neve non lasciare memoria
Come un pomeriggio lontano rimanere polvere
L’ultima canzone dentro ad un rigo di storia
Ma il destino era troppo intrecciato
Per scioglierlo senza far nodi
E non ho mai saputo cosa ricordi di allora
E se ricordi qualcosa che non faccia sorridere
Era una bella scusa essere piccoli
Per essere stupidi e chiamarlo amore
Ma noi non siamo scappati
Da quel sogno di essere veri
E mi stupisco ancora di guardarmi le spalle
E di trovarti in ogni angolo
E di trovare ancora sulla mia pelle
Quel segno che ti assomiglia
E che mi ricorda sempre
Di esserti grata
Avresti dovuto allontanarti come un’ombra nella sera
Come un’orma nella neve non lasciare memoria
Come un pomeriggio lontano rimanere polvere
L’ultima canzone dentro ad un rigo di storia
Ma il destino era troppo intrecciato
Per scioglierlo senza far nodi
(testo e musica Giuliana Balzano)
Sarà per sempre una canzone
Posted by giulianabalzano | Filed under Canzoni
“La più bella che hai scritto”, qualcuno mi ha detto. Può darsi… ma questa canzone fa parte di quelle canzoni che non avrei mai voluto scrivere.
Sarà per sempre una canzone caro Claudio, la mia e la tua.
SARA’ PER SEMPRE UNA CANZONE ascolta il brano
Sarà per sempre una canzone
l’ultima che abbiamo cantato insieme
sarà per sempre una canzone
quella che ci veniva bene
e non c’è rabbia e non c’è guerra
più per te su questa terra
sarà per sempre una canzone
quella che ci veniva bene.
Sarà per sempre un emozione
il testo di quella canzone
sarà per sempre un emozione
quella che abbiamo provato insieme
e non c’è odio e non c’è guerra
più per te su questa terra
sarà per sempre una canzone quella che ci veniva bene.
E la canterò e la canterai
tenendo il tempo la canterò
e la canterò e la canterai
a tempo col mio cuore la canterò
e la canterò e la canterai
urlando al cielo la canterò
e la canterò e la canterai
con tutte le note in gola la canterò
finché che tutti la sapranno a memoria
e se c’è un Dio sono certa ti tiene il gloria
ma non c’è Dio in questa storia
nessun santo in questa storia
nessuna specie di paradiso
meritava il tuo sorriso
E la canterò finché anche il cielo mi darà ragione
finché la saprà cantare anche l’ultimo coglione.
Sarà per sempre una canzone
l’ultima che abbiamo cantato insieme
e ti dicevo è troppo bassa
così non ci può venire bene
sarà per sempre una canzone
la più stonata della sera
quella che sapeva di birra
e di un’altra birra ancora.
Sarà per sempre una canzone
l’ultima che abbiamo cantato insieme …………………………..
te la sentirò cantare,
te la sentirò cantare,
quell’ultima canzone
che c’è venuta così bene
(testo e musica Giuliana Balzano)

